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THREE OF A KIND - REVIEWS

METALLIZED.IT
Un album di puro rock.
Detto in poche parole: Three Of A Kind è un buonissimo disco hard rock; dall’introduttiva Like A Sinner alla conclusiva The Greedy King, passando per la melodica It Ain’t Easy e la blueseggiante The Underarchiever i Wine Spirit non sbagliano mai un colpo, riuscendo sempre a tenere alto il livello qualitativo della musica proposta, sia in termini di originalità che di produzione; se inoltre consideriamo che questo genere musicale, essendo stato suonato da moltissimi artisti, non si presta più ad essere fonte di “totale innovatività” allora l’operato dei Nostri acquista ancora più valore. Le caratteristiche distintive del disco sono una naturale dose di carica energetica – è infatti evidente che la musica è molto “sentita” – le ottime capacità tecniche da parte di tutti – in primis chitarra e voce – e in generale la fluidità delle composizioni, tutte basate su idee melodicamente e ritmicamente intelligenti. Solo una cosa mi sento di contestare: le sezioni di tastiera, seppur eseguite egregiamente e comunque molto belle da ascoltare, credo che ricordino troppo i Deep Purple e, in questo senso, incidono lievemente in negativo sulla valutazione del disco; nulla di grave, per carità, anzi potremmo pensare che si tratta di un modo particolare per omaggiare i grandi artisti che hanno reso questo tipo di musica tanto bella e amata nel mondo. A parte quest’aspetto, comunque, non ho altro da dire se non complimentarmi con la band per l’eccellente lavoro svolto e, come sempre, apprestarmi a tirare le somme.
In conclusione
Ragazzi, c’è poco da dire: questo disco è un’uscita che potrà interessare sicuramente tutti gli amanti dell’hard rock e non solo, dato che per alcune sue caratteristiche (musicalità, immediatezza, varietà contenutistica e stilistica) potrebbe essere apprezzato molto anche da chi ascolta solitamente altro tipo di rock e/o metal. Oltretutto il prodotto è Made In Italy quindi abbiamo tutti motivo di essere orgogliosi del disco, che qualitativamente si pone allo stesso livello di dischi come il recente Parasites & Worms degli svizzeri Pure Inc. o di Legacy delle leggendarie Girlschool. Insomma non avete nessuna scusa: ascoltate l’album e se vi piace compratelo, che questi ragazzi hanno bisogno del giusto responso anche come numero di dischi venduti, e non solo come “strette di mano alla fine del concerto”. Bravi Wine Spirit, continuate così!
Nicola Strangis "Khaine" - 90/100

NEGATRON.IT
Ho conosciuto i Wine Spirit in concerto, qualche anno fa. Ed è stata la situazione ideale, infatti è sul palco che, il non più giovanissimo, trio lombardo tira fuori il meglio di sé stesso, sciorinando uno spettacolo travolgente e professionale, un mix perfetto di energia ed emozione. Purtroppo, come molti gruppi italiani di hard metal, nonostante la qualità, anche i Wine Spirit, sono da sempre costretti a correre dietro al tempo, all’evidenza che la musica non sarà mai una priorità, se non nel cuore e nei risultati artistici. Questo non impedisce assolutamente a ‘Three Of A Kind’; terzo album in dieci anni di carriera, che segue l’esordio ‘Bombs away’ del 2001 e la terremotante replica ‘Fire In the Hole’ di tre anni più tardi; di essere un ordigno ad orologeria, innescato nel cuore del rock duro. Infatti i Wine Spirit sfiorano solamente i lidi del metal, per assestarsi su un hard’n’roll viscerale e diretto, cucito su melodie che rievocano gente come Deep Purple, AC/DC, primi Saxon e certi WASP più grezzi, inoltre il chitarrista Il Conte e il bassista El Guapo, si integrano e completano localmente, con timbriche roche e melodiche, assolutamente perfette per il genere, accompagnati dalla batteria al fulmicotone di C.C. Nail. Dall’iniziale ‘Like A Sinner’, fino alla conclusiva ‘The Greedy King’, l’album scorre potente e coinvolgente, senza cadute di tensione, concedendosi anche qualche fascinosa citazione - come tutto il rock odierno che sia chiaro – e strada facendo ascoltiamo anche la gemma ‘It Aint’s Easy’, ballata piena di enfasi ed energia, con tocchi di tastiere, presenti anche altrove, che odorano di puro hard rock. Buona la registrazione/produzione, ottima la confezione digipack. Insomma, solo buone nuove dallo spirito (di)vino.
Gianni Della Cioppa

FROMBURNTONOW.IT
I Wine Spirit rappresentano una delle realtà musicali più importanti, solide e longeve del Nord Italia. Calcano i palchi dei locali di Lombardia e dintorni da ormai più di dieci anni, ed hanno avuto nel corso di questa prima decade di attività importanti collaborazioni con artisti stranieri come Glenn Hughes e U.D.O. per i quali hanno fatto da opening act, nonché partecipazioni a festival nazionali come il Gods Of Metal (edizione 2001) ed il Tradate Iron Fest (edizione 2005). Punto di forza del combo lombardo è sicuramente la stabilità della line-up, rimasta intatta nel tempo.
La produzione discografica della band inizia nel 1999 con una demo (6 brani, di cui uno ripreso proprio nel nuovo disco), seguita poi dal primo disco ufficiale “Bombs Away” (2001) e da “Fire In The Hole” (2004). “Three Of A Kind” esce il 25 ottobre 2008 per la Cama Records e vede come produttore Nicolò Fragile, nome che dovrebbe suonare familiare ai fans dei Gotthard in quanto sesto componente della band elvetica (anche se non ufficiale). Le coordinate musicali della nuova uscita non si discostano molto da quanto già precedentemente sentito con “Fire In The Hole” (che invece si discostava in modo più netto da “Bombs Away”): i Wine Spirit tengono infatti alta la bandiera dell'hard 'n' heavy nel 2008 con una proposta che unisce gli elementi classici della tradizione mescolandoli con soluzioni più “al passo coi tempi”. Tradizione, in quanto i richiami alla musica di stampo ottantiano sono facilmente riscontrabili in tutti i brani; tanto nei riff e nei solos di chitarra del Conte, quanto nelle ritmiche di Corrado oppure nelle voci, entrambe ottime, di Graziano e di Alberto che macinano grinta, rabbia e potenza, abbandonandosi spesso in acuti degni di nota. Innovazione, poiché la musica dei Wine Spirit non rinuncia a quella venatura progressiva che ha sempre contraddistinto la band anche nelle sue produzioni passate, e perché la produzione è chiaramente moderna (non modernista, sia chiaro), elemento che tuttavia non sminuisce o rovina il chiaro ”intento ottantiano” della band.
“Three Of A Kind” è composto da undici tracce per quarantacinque minuti di musica intensa e sudata. Si parte subito in quarta, con un brano come “Like A Sinner” indubbiamente d'impatto con il suo riff iniziale bello cattivo e potente che lascia spazio dopo uno stop and go ad un suono di chitarra più classico e “british”. La canzone prosegue con un ritmo incalzante, splendide a mio avviso le linee vocali di Alberto che culminano in un acuto poco prima del ritornello centrale dominato da un improvvisa accelerazione della batteria di Corrado che aggiunge grinta al brano. Degno di nota l'assolo di tastiere (le mani sono dello stesso Nicolò Fragile che si intrometterà anche in altri due brani) con un suono che vi farà pensare “ma io l'ho già sentito da qualche altra parte!”. Secondo brano è “Ink A Deal (Nothing's Real)” il cui andamento è più lento e cadenzato, con leggere accelerazioni in fase di ritornello. Bello il chorus centrale e l'assolo di chitarra di Graziano, veramente un validissimo musicista. Il terzo pezzo, “You'll Be Mine” ci riporta verso il classico pezzo hard 'n' heavy: la struttura del pezzo è molto semplice, un riff centrale veloce e di facile assimilazione, a cui segue la voce che cresce mano mano fino all'acuto e poi l'innesto della batteria che va di doppia cassa! Ok, non è un pezzo “originale”, ma dal vivo sicuramente fa muovere il culo! Con il quarto pezzo devo ammettere che il naso si è un po' storto, “The Underachiever” ha quel suono di chitarra che io non ho mai apprezzato, molto basso e distorto (mi ricorda il suono della chitarra di Zakk Wylde che come molti di voi sanno io odio!). Verso metà canzone il ritmo cambia, il riff anche ma il suono rimane troppo moderno per i miei gusti. Bello invece e con il suono pulito l'assolo di chitarra, melodico senza strafare. Peccato, prima stonatura dopo tre brani che a mio parere sono di ottimo livello! Ci vuole poco a risollevare il mio interesse nel disco, “Fist in Darkness” è quello che ci vuole, ha tutti gli elementi al posto giusto. Bei riff, belle linee vocali, un bridge ed un ritornello melodici ed una leggera venatura progressive. “Digital Jail” premetto subito è uno dei pezzi miei preferiti del disco. Ha un inizio molto cupo con un riff di chitarra che richiama i Black Sabbath (non tanto quanto un altro brano più avanti nel disco) per il suo essere molto cupo. Tutto il pezzo ha un'atmosfera alquanto misteriosa, diversa dal resto del disco in questo in parte stona un po' ma allo stesso tempo lo rende interessante più degli altri. Bellissimo stop poco dopo metà brano, si inserisce un pezzo di chitarra solista accompagnato da un coro che rende ancora più magico questo pezzo, prima che il riff iniziale riprenda vigore fino a fine brano. “It Ain't Easy” è il personale approccio dei Wine Spirit al classico filone della ballad ottantiana che tanto celebre ha reso gruppi e cantanti del passato, creando quasi un vero e proprio genere musicale. Direi che il tentativo è ben riuscito, la voce di Graziano è fatta apposta per esaltare questi brani (chi li ha visti sa che con una chitarra classica in mano fa delle esecuzioni acustiche veramente ottime). Insomma, il brano è di buon livello (lo dico da non appassionato di ballad), ed il secondo inserimento di Nicolò Fragile le da un tocco ancor più personale (questa volta il suono della tastiera sembra più quello dei The Who) insieme al solo prima di chitarra classica (dal vago sentore southern) e poi elettrica. “Behind The Eight Ball” ci riporta al suono più duro e crudo di questo disco, chitarra e batteria vanno su velocità diverse, il brano sembra un po' statico fino a quando le tastiere introducono al ritornello decisamente incalzante e con un suono meno duro delle sei corde. Il seguente brano “Hanky Panky” è ripreso dal demo del '99 come detto prima e ci ribadisce da dove arriva la band. Classico brano che piace dal primo ascolto, riff semplice, struttura in generale del brano molto semplice ma d'impatto, con la voce di Alberto che si esalta proprio nel suo campo! Bello l'assolo! “Riding High” rappresenta il brano dove è maggiormente presente la venatura progressive della band. Infatti, il pezzo riesco ad apprezzarlo molto meno degli altri (non me ne volete, ma la mia mente è ottusa, ahahaha). Quindi a mio avviso assieme a “The Underachiever” rappresentano i due anelli deboli del disco. L'ultimo brano del disco è però una vera chicca! “The Greedy King” è una canzone dal sentore sabbathiano, con alto contenuto epico secondo me. Il testo parla della scomparsa (presunta o no, è leggenda) o meglio della messa al bando del Sacro Ordine dei Cavalieri Templari da parte di Re Filippo IV Il Bello che fece scomunicare l'Ordine da Papa Clemente V (in modo anche da non dover ripagare i tanti soldi che il monarca francese doveva alle casse dell'ordine, ahahah) avviando l'uccisione dei suoi membri nonché del Gran Maestro (da cui lo storico “venerdì 13”). La musica, oltre al testo scritto da Alberto (l'appassionato di storia della band), trasuda epicità. Il ritmo è lento, volutamente cadenzato per creare quell'alone di mistero attorno alla vicenda e insieme di malinconicità. Le voci si fanno più dure e cattive quando il testo si riferisce al Re ed alle sue colpe. Ogni strumento trova spazio in questo brano e vine esaltato. Direi che come brano di congedo, questo sia uno dei meglio riusciti di tutto il disco. Epico!
Per concludere considero questo terzo disco della band un'ottima prova, un passo in avanti dal punto di vista dell'eterogeneità del materiale proposto (ahimè, qualcosa non mi è piaciuto), della produzione. Avrei magari sostituito qualche chitarra, che a volte risulta troppo dura e cattiva rispetto al passato e dare maggior spazio a sonorità più classiche. A livello di songrwriting ho notato un passo in avanti, anche se non sensibile, e l'aiuto delle tastiere (più presenti e protagoniste che negli altri dischi) ha reso il prodotto più interessante. Preciso, il disco benchè affondi le sue radici nella musica degli eighties ha un suono (ritmiche e melodie) moderno, e anche la produzione viaggia in questo senso. Lo specifico prima che qualcuno possa fraintendere le mie parole! Sta di fatto che “Three Of A Kind” ha proprio dei bei momenti, su tutti direi “Like A Sinner”, “You'll Be Mine”, “Digital Jail”, “Hanky Panky” e “The Greedy King”, un disco che si fa ascoltare molto volentieri. Faccio i complimenti alla band per la loro dedizione ormai più che decennale al progetto e per il fatto che riescono in un paese come il nostro, musicalmente inetto, a vivere di questa musica portando avanti le loro idee!
Xeper - 8/10

ARTISTSANDBANDS.COM
È finalmente tornata sulle scene con un nuovo cd una delle band più acclamate e accattivanti hard rock band made in Italy. Di chi sto parlando ? Ma dei Wine Spirit, of course!
Il power-trio di Milano, attivo ormai sul campo dalla bellezza di dodici anni, può vantare di possedere alle sue spalle una carriera di tutto rispetto, costellata da centinaia di esibizioni e live di supporto ad artisti quali Glenn Hughes e Billy Sheehan. Niente male, vero?
Titolo scelto per il loro rombante ritorno è “Three of a Kind”, pubblicato per Cama Records e distribuito da Self distribuzione Milano.
Un disco, fresco fresco di stampa, che fin dalle primissime battute si presenta come un’irresistibile concentrato di pura e autentica energia.
Un’energia che riesce magicamente a mescolare insieme potenza, appassionante “studio musicale” ( della serie “niente è lasciato al caso”) e melodia come nella migliore tradizione Hard Rock di tutti i tempi. Retrò in primis. Il tutto senza dimenticare nemmeno una straordinaria tecnica, degna dei migliori musicisti sui generis attualmente in circolazione. E anche qui un “doppio niente male” ci sta di brutto! Inoltre grazie ad produzione asciutta ma coinvolgente in ogni suo punto, tutti i suoni riescono ad esaltare al massimo grado la durezza e la potenza di ogni singolo pezzo che può essere considerato a buona ragione come un possibile singolo di grande successo a carattere internazionale.
Dodici tracce etichettabili come delle piccole e sconfinate perle musicali che devono essere assaporate lentamente. Goccia a goccia. Istante dopo istante.
Ma la vera “ciliegina sulla torta” è la ballad “It Ain't Easy” (traccia numero sette) che regala attimi di autentica poesia musicale agli ascoltatori amanti di sonorità rock più morbide e vellutate.
Sonorità che vengono lasciate ben presto da parte per far riprendere al disco una direzione ben più adrenalinica: ecco allora ritornare in scena le tanto care accellerazioni repentine e i riff chitarristici fulminanti e “assassini” che non lasciano alcuna via di scampo.
Three of a Kind”, insomma alla fine di continui e perpetui ascolti (sfido infatti chiunque a riuscire ad accontentarsi di un solo ascolto!) risulta un micidiale concentrato di idee musicali molto originali sebbene l’hard rock non possieda di suo nel suo dna una grande originalità di fondo. Il tutto per un totale di undici tracce che vi lasceranno a bocca aperta e ... senza fiato! Ben tornati Wine Spirit!
Laura Gorini - 90/100

METALWAVE.IT
E' stato davvero un piacere avere la possibilità di ascoltare e recensire un disco del genere; “Three of a Kind” terza fatica discografica degli italianissimi Wine Spirit è un concentrato di energia, tecnica, passione, in puro spirito hard-rock. Il power-trio di Milano, attivo ormai da 12 anni, vanta una carriera di tutto rispetto, centinaia di esibizioni e live di supporto ad artisti quali Glenn Hughes e Billy Sheehan (giusto per fare due nomi) e si trova attualmente nella fase di promozione del terzo disco. Non c'è una, e dico una, traccia che sia noiosa, banale, scontata o ripetitiva ed in particolare devo citare le stupende “The Underachiever” massiccia come poche (Black Label Society docet) e “Fist In Darkness” con una voce rauca, più grezza rispetto ad altri brani ma molto molto bella. Il Conte, chitarrista nonché cantante è su altissimi livelli, ci delizierà con ottimi riff e solos (forte la presenza di sweep picking e tapping), ottime melodie vocali e bei acuti, ma anche gli altri componenti, El Guapo al basso/voce e C.C. Nail alla batteria/voce se la cavano egregiamente con i rispettivi strumenti; la tecnica c'è e pure tanta, questo è innegabile. Tornando all'aspetto prettamente musicale e, dovendo citare i gruppi ai quali i nostri si ispirano, direi Van Halen (molto per riff e assoli), Motorhead, Kiss e
Deep Purple in primis ma anche Skid Row, (vedi la bellissima semi-acustica "It Ain't Easy") Black Sabbath e Queen (in alcuni punti). Fino ad ora ho citato solo tre canzoni, ma visto l'elevato valore del disco, questo “Three of a Kind” è da ascoltare interamente, tutto d'un fiato e sicuramente non lascerà il vostro lettore per lungo tempo. Concludo facendo i complimenti più sinceri ai Wine Spirit e devo dire che il successo che stanno avendo (e che hanno avuto) è più che meritato. Bravissimi!
Disco da avere!
NeOz - 84/100

HARDSOUNDS.IT
I Wine Spirit, alla fine dei conti, sono una di quelle band che rappresentano una vera certezza per i propri fans: diretti nell'approccio, potenti nel sound e tecnicamente ineccepibili, hanno da sempre saputo coinvolgere gli amanti del più solido e rombante hard-rock con una miscela in grado di guardare sempre al sodo, puntando sul loro coriaceo spirito di fondo figlio dei palchi che da sempre ne decantano la grande attitudine live.
Nei loro album in studio, inoltre, il gruppo ha sempre confermato al meglio queste peculiarità identificative: un po' come il buon vino, che col passare degli anni guadagna di sfumature aromatiche alla base del proprio ben noto sapore, il trio lombardo mantiene senza riserbo alcuno il proprio caratteristico marchio di fabbrica, inserendo però di volta in volta talune azzeccate sfumature, perfette per coadiuvare al meglio quanto di già ben noto si cela dietro al proprio rinomato monicker.
'Three Of A Kind', in particolare, è l'album che verrà ricordato da molti (se non da tutti) come il lavoro della loro definitiva maturazione: accanto alle tanto attese accelerazioni hard-rock e ai quadrati mid/up tempos di granitica estrazione, infatti, la band tricolore ha finalmente dato sfogo anche a quella componente melodica che molti (sottoscritto in primis) attendevano di vedere finalmente in assoluta e totale prima linea, dando vita ad un grandissimo brano ("It Ain't Easy") che, ne sono certo, verrà acclamato a dovere (da qui agli anni a venire) da fans e addetti ai lavori senza distinzione alcuna.
Produzione impeccabile, artwork sagace (con tanto di curata confezione in digipack) e prezzo addirittura popolare: altri tre importanti dettagli che vanno ad aggiungersi alla rinomata qualità musicale di una band incisiva ed affiatata, che mai sin qui (in concerto o album che sia) è stata additata di aver deluso il pubblico da sempre al proprio seguito. Semplicemente grandi, oltre che coerenti come davvero pochi altri.
Il miglior ritorno di un trionfante trio.
Zorro11 81/100

METALBETA.IT
Tornano con un nuovo disco (il terzo per la precisione) gli italianissimi Wine Spirit, una band che sin dal lontano 1996 predica il verbo dell'hard rock, diventando abbastanza conosciuta nel circuito italiano e non.
Three Of A Kind è il titolo della nuova fatica dei nostri,un puro concentrato di energia, dove la potenza e la tecnica si mescolano alla grande per tutta la durata delle undici tracce presenti nell'album.
Ascoltando il disco si torna in dietro ai mitici anni ottanta, con una produzione artistica di Niccolò Fragile, membro dei Gotthard, qui presente come guest musician nei pezzi Like A Sinner, It Ain't Easy e Behind The Eight Ball.
Pubblicato sotto la guida della Cama Records e distribuito nientemeno che dalla self distribuzione Milano, non mi rimane altro che consigliarvi questo disco, soprattutto ai nostalgici del vecchio hard rock ottantiano, un must per i nostalgici un po' più avanzati nell'età, ma soprattutto una nuova scoperta per le nuove generazioni. Dischi così ultimamente sono sempre più rari, quindi il mio complimento và a tutta la band :Il Conte (Guitars & vocals), El Guapo (Bass & vocals) e C.C.Nail (Drums & vocals) che continuano ancora a credere in ciò che fanno senza badare alle nuove tendenze che ormai saturano il mercato discografico e sinceramente anche io né ho le palle piene.
Disco da tramandare ai posteri!
Disco da avere!
Vygrid - 8/10

HEAVY-METAL.IT
State cercando un gruppo grintoso e melodioso, semplice e diretto che vi faccia passare piacevolmente circa un'oretta di buon hard rock? Bene avete trovato il gruppo giusto.
Nati intorno al 1996 i Wine Spirit, gruppo formato da soli tre musicisti provenienti dalle più disparate esperienze musicali (da Paola Turci a Banco, passando per Samuele Bersani Chicken Mambo e numerosi altri artisti), coniugano alla perfezione quel sound tipicamente ottantiano a una musicalità più moderna. I gruppi di riferimento del combo milanese per quel che si ascolta sono Van halen Motorhead, Kiss, ma anche Judas Priest e tanto sano Hard Rock di gruppi degli ultimi 20/30 anni.
Il nuovo lavoro Three Of A Kind, il terzo dopo Bombs Away del 2001 e Fire In The Hole del 2004, conferma appieno le ottime doti esecutive, dovute ad un'intensissima attività dal vivo, nonchè l'ottima scrittura dei brani, quindi il bel lavoro in studio sia di registrazione che di produzione, dovuta sicuramente alle precedenti collaborazioni.
Il pregio della musica dei Wine Spirit è quello di non essere banali, miscelando sapientemente tutte le loro influenze musicali e le loro esperienze maturate in questi anni senza essere mai banali e/o cloni di nessun gruppo in particolare. Insomma troverete citazioni, qualche ricordo di altri brani più famosi, ma non troverete mai, e ripeto mai, un brano scritto pensando a un'altro.
Tutte l'album è un susseguirsi di grandi canzoni, partendo dall'iniziale Like A Sinner, passando per la dinamica e incisiva Ink a Deal, la veloce You'll Be Mine, la rockettara The Underachiever, la Hard & Heavy Fist In Darkness... insomma ce n'è per tutti i gusti.
Non mi dilungo troppo, meglio tornare ad ascoltare Three Of A Kind magari in auto col volume a palla e il finestrino abbassato. Buon ascolto!
Stefano Muscariello

ROXXZONE.COM
Quattro anni dopo Fire In The Hole, tornano i Wine Spirit e lo fanno in grande stile: Three Of A Kind (titolo che ben rappresenta l'appartenenza alla stessa razza dei tre, ossia quella del rocker) è un disco carico di energia dalla prima all'ultima nota, con picchi notevoli, capaci di tenere sempre viva l'attenzione dell'ascoltatore per i quasi 47 minuti di durata del cd. "Like A Sinner" apre le danze nella miglior maniera possibile: una cavalcata hard rock in sella ad un purosangue scatenato che non lascia scampo... è da headbanging selvaggio! "Ink A Deal" è un pezzo più quadrato, meno convincente dell'opener, ma dal terzo brano in poi si ritorna a rockare duro ed è un susseguirsi di potenziali hit: “You'll Be Mine”, "Fist In Darkness", "Digital Jail" e "Hanky Panky" (con)vincono su tutta la linea. La prestazione del power trio, come sempre, è impeccabile, e la produzione di Nicolò Fragile dei Gotthard (chi se lo ricorda a X-Factor?) confersice potenza e tiro, due caratteristiche irrinunciabili per chi conosce bene questa band e sa quanto possa dare quando suona dal vivo. Ben fatto e d'impatto il packaging, che prevede un cd digipack con booklet semplice e al tempo stesso efficace, con i testi e varie foto. Tutto, o quasi, funziona a meraviglia, forse solo un paio di pezzi meno tirati non convincono pienamente, ma quando premono forte sull'acceleratore i Wine Spirit sanno ancora stupire. Rock on, anzi, roxx on!
Sauro Anzolin

BABYLONMAGAZINE.NET
Sono anni che i Wine Spirit infiammano i palchi, con performance mirabolanti e concerti infuocati, grazie ad uno talento musicale smisurato. Ai Nostri mancava solo la consacrazione di compositori, dopo due studio album è arrivato il momento di cogliere plausi ed il meritato successo. "Three Of A Kind" rappresenta l'album della maturazione compiuta. I Wine Spirit di oggi sono una band che ha fatto il salto di qualità, scrivendo ed arrangiando undici brani favolosi di metal melodico. Nei Racer X, Mr. Big e Riot, possiamo trovare in questi gruppi americani spunti in comune con i Wine Spirit. Complimenti per l'ottima prova del Conte e del Gaupo, per gli intrecci e gli arrangiamenti vocali, che valorizzano il songwriting di "Three Of A Kind". Non vi è traccia, nel nuovo album, che non sia suonata con quel tasso di spettacolarità che contraddistingue il trio italiano. Per questa caratterista, i Wine Spirit fanno la differenza con molti gruppi, anche tra i più quotati. A ogni brano sale l'attesa di sentire l'assolo di chitarra del Conte, sempre ineccepibile per tecnica e fantasia. Grazie ad una produzione asciutta ma avvolgente, i suoni esaltano il ruolo spietato delle canzoni che, esclusa la ballad "It Ain't Easy", non lasciano un attimo di respiro. Killer album!
Stefano Giacometti

BENZOWORLD.COM
Terzo album per i nostrani e sottovalutatissimi Wine Spirit, power-trio dalle capacità musicali praticamente infinite che paga dazio solo di avere gusti fuori dai correnti trends. Immagino che tutti voi abbiate, almeno una volta, visto dal vivo la band nostrana e perciò avete sicuramente presente qual è il potenziale dei nostri. In ogni caso ‘Three Of A Kind’ rappresente piuttosto bene l’esperienza Wine Spirit e forse, più che in passato, conserva una certa carica “live” che colma quello che forse è mancato in passato: uno stretto collegamento fra brano in studio ed esibizione live. I punti di riferimento sono quelli storici con la S maiuscola: hard rock e metal (primi) anni ’80, dai Rainbow  ai Saxon, dai Black Sabbath Dio-era ia Led Zeppelin passando per Free, Mountain, Dokken e tutto quanto di buono ci è stato regalato da quella decade e mezza. Lo stile è personale, nonostante questo, e i Wine Spirit si categorizzano come una di quelle bands che hanno assorbito la lezione di un periodo e non solo decidono di “suonare come i...”.
E’ questo che rende l’esperienza dei Wine Spirit di alto livello, la consapevolezza, in chi suona e in chi ascolta, che siamo di fronte ad una conscia, controllata rielaborazione del passato, un “suono quel che mi piace veramente”. L’altra faccia della medaglia però è quella di sempre: ‘Three Of A Kind’ non contiene alcun ritornello, alcun brano memorizzabile in due secondi, alcuna concessione a ciò che funziona sul mercato. Sarà un disco per pochi, anche stavolta, anche se noi speriamo che sia meno per pochi di quanto lo è stato in passato. Ci si rivedrà sui soliti palchi, purtroppo, in attesa che accada qualche cosa. Sarebbe anche ora.
Benzo

EUTK.NET
A quattro anni di distanza da “Fire in the hole” torna il power-trio milanese con un nuovo lavoro, il terzo. Pubblicato da Cama Records, “Three of a Kind” si avvale della collaborazione di Nicolo’ Fragile, tastierista degli elvetici Gotthard nonché produttore, arrangiatore, compositore ed autore che, oltre a seguirne la produzione artistica, compare come guest musician in “Like A Sinner”, “It Ain’t Easy” e “Behind The Eight Ball”.
La band non rinuncia ai brani in stile ottantiano pieni di grinta ed energia che, mai dimenticati, sembrano essere tornati alla ribalta della scena musicale e ci propone undici pezzi nel segno dell’esperienza acquisita in questi 12 anni passati insieme.
Che sia l’album della maturità e della crescita di tutti e tre i membri della band è “dentro le orecchie” di tutti fin dalle prime battute di “Like A Sinner” dove è possibile apprezzare il lavoro di arrangiamento che ha coinvolto voci e strumenti, segno questo che i quattro anni passati ad adattare e rivedere ogni singolo brano hanno prodotto un eccellente risultato. Ed il buon lavoro è stato svolto anche sui suoni, ben riusciti e ben equalizzati.
Non mancano le influenze dei gruppi che hanno fatto grande l’hard rock mondiale (Van Halen, Deep Purple, Motorhead, Kiss, Black Sabbath, Judas Priest) e che, mai celate, sono alla radice dei componenti del gruppo.
La vera notizia sta forse nel fatto che anche “C.C.Nail” si è guadagnato delle parti vocali da solista (“The Underachiever” e “The Greedy King") ma, senza nulla togliere a quest’ultimo, è ancora una volta l’estensione vocale de “Il Conte” a portarci all’attenzione le songs come all’inizio della trascinante “You’ll Be Mine“, a mio parere, la più bella composizione dell’album perché concentra quanto di meglio puoi trovare in una canzone: voce, tempo (in doppia cassa), splendidi riff di chitarra ed un assolo in linea con la ritmica di un basso potentissimo tra le mani di “El Guapo”.
Ma non è il solo brano a distinguersi, “Fist In Darkness“, “Behind The Eight Ball“, con quella sua contaminazione metal, e ancora “Hanky Panky”; ma citarne qualcuno vorrebbe dire penalizzare le altre songs, tra le quali alcune ballads sulle quali svetta “It Ain’t Easy” perché in ognuna di essa possiamo trovare gli esempi della qualità tecnica raggiunta dai ragazzi milanesi e non di meno il lavoro di Nicolò sviluppato per impreziosire quanto di bello già composto dal power-trio.
C’è da giurare che i prossimi concerti o meglio i live-shows dei Wine Spirits, da sempre momenti di assoluta celebrazione del rock più sanguigno, intenso e viscerale, sapranno coinvolgere ed intrattenere ancora di più il pubblico che non dovrà più attendere per vederli on the road perché nuovamente in pista per promuovere “Three of a Kind” e per dimostrare che quello che vendi è proprio farina del tuo sacco e non un artefatto digitale.

THESHIPMAGAZINE.COM
Se il nome Wine Spirit proprio non vi dice nulla, allora è bene spiegare che il power trio tutto italiano nasce come band nell’oramai lontano 1996 e si pone come obiettivo quello di riscoprire e tributare un omaggio all’hard rock che negli anni '80 ha gettato le basi all’intero movimento heavy degli anni a seguire. Con notevoli collaborazioni alle spalle (Banco, Zachary Richard, Chicken Mambo, ecc) i componenti dei Wine Spirit dimostrano un amore viscerale per l’hard n’heavy di stampo classico, e ce lo dimostrano attraverso questo Three Of A Kind, terzo lavoro in studio, che comprende 11 tracce di puro sound adrenalinico e trascinante, alla faccia di quelli che reputano superato l’old style. Le coordinate della loro proposta non si discosta mai dall’hard rock più polveroso e vintage, con innesti a volte più heavy ed altri più classici. La canzone d’aperture ‘Like A Sinner’ ci mostra una band capace di essere aggressiva e melodica nello stesso frangente, brano in classico stile heavy metal alla Judas Priest, in cui vengono subito in risalto le qualità del singer “Conte”, che riesce a raggiungere delle tonalità davvero alte. Molto ben calibrati anche gli innesti di tastiera che rendono il tutto più affascinante. Il resto della band continua a mettere in mostra le proprie qualità tecniche nelle successive ‘You’ll Be Mine’, ‘Digital Jail’, ‘Behind The Eight Ball’ e ‘Hanky Panky’, altre composizioni che esaltano la vena classica e tipicamente 80iana del trio, senza perdere la graniticità tipica del sound, brani che già immagino possano accendere i futuri concerti dei Wine Spirit. In ‘The Underachiver’ e ‘It Ain’t Easy’ è lo stile hard blues ad essere protagonista in brani pieni di feeling, che risultano assolutamente godibili e danno respiro al resto del disco. Di certo non manca la ballata, ed infatti ‘It Ain’t Easy’, classicheggiante e ricca di melodia, riesce nell’impresa di non essere troppo sdolcinata rimanendo salda ai territori perlustrati dalla band. Un ottimo lavoro da parte di una band caparbia che non vuole di certo rendere la vita facile alle mode ed a tutti quelli che pensano non sia più il tempo di ascoltare del sano hard n’heavy!!!
Antonio Leoncini - 80/100

METALITALIA.IT
"Three Of A Kind" è il terzo album dei milanesi Wine Spirit, un disco che mette finalmente in bella mostra tutte le qualità di una band molto preparata dal punto di vista esecutivo e altrettanto rodata da dodici anni di intensa attività live. Negli undici brani di questo lavoro il trio riesce a fondere una tecnica notevole con idee che nascono da una grande passione per l'hard rock di Van Halen, Skid Row, Motorhead, Black Sabbath, Deep Purple e Kiss. Senza tralasciare anche influenze più inclini al metal classico, la band sforna un album molto più maturo dei precedenti “Bombs Away” e “Fire In The Hole”, dove melodie e linee vocali non erano certo così ben curate. L'incalzante opener “Like A Sinner” vede Il Conte subito sugli scudi sia come prestazione vocale che come solismo e azzeccato è anche l'inserimento di tastiera di Niccolò Fragile, produttore del lavoro nonché in forze nei Gotthard. Impossibile non rimanere soddisfatti dall'heavy rock di “You'll Be Mine”, tra Saxon e Skid Row di “Slave To The Grind”, l'energica e sporca “Hanky Panky” o “The Underachiever”, mid tempo variegato e dal tiro notevole, dove si intravedono Ozzy e i suoi "nipoti" Black Label Society. Pollice alzato anche per il lento melodicissimo e catchy “It Ain't Easy”, la vera hit del disco con il suo ritornello accattivante. Non tutti i brani sono al livello di quelli appena indicati, ma non troviamo comunque evidenti cali qualitativi nel corso dei quarantasei minuti dell'album. I suoni sono ben bilanciati e nitidi. Possiamo quindi tranquillamente dire che “Three Of A Kind” è il disco più convincente ad oggi pubblicato dalla band lombarda. Nulla di innovativo, ma forse anche per questo molto appetibile per chi ama l'hard & heavy classico.
Alessandro Corno

KRONIC
La tradizione hard rock italiana, quella dei Vanadium e della Strana Officina, passa necessariamente per i Wine Spirit, arrivati al loro terzo album ufficiale ma già con tanta esperienza sulle spalle. Depositari del verbo heavy rock ottantiano, i tre meneghini assemblano undici brani in cui convergono influenze multiple del genere, dal groove purpleiano di "The Underachiever", al metal classico marchiato NWOBHM di "You'll Be Mine", passando per un hard più elegante e weastcoastiano che alimenta la bella opener "Like a Sinner" e la power ballad "It Ain't Easy".
Tutto ciò non significa affatto che ci troviamo di fronte ad un minestrone dal gusto alterato da troppi sapori mescolati assieme; c'è raziocinio e scaltra pianificazione nella musica dei Wine Spirit ma, soprattutto, la convizione dei propri mezzi fornita da anni di vita sul palco e negli studi di registrazione.
Forse un po' troppo retrò in certi frangenti, "Three of a Kind" riesce comunque ad essere piacevole anche per le orecchie delle nuove generazioni, quelle, per intenderci, che Pino Scotto lo hanno visto per la prima volta solamente sugli schermi di Rock TV.
Riccardo Osti

SHAPELESS ZINE
I Wine Spirit sono tornati, a ben quattro anni di distanza dall'ultimo full-length "Fire In The Hole". Tale lasso di tempo non deve stupire, se si considera che in dodici anni di esistenza questo trio ha pubblicato solo un demo nel 1999 e tre album (oltre all'oggetto di questa recensione e al citato "Fire In The Hole", hanno registrato anche "Bombs Away" nel 2001).
Per chi ancora non conoscesse questo gruppo, si tratta di un trio composto da musicisti dal curriculum musicale impressionante, non necessariamente legato al mondo del hard rock o del metal. Tali artisti rispondono ai nomi di Graziano "Il Conte" Demurtas (chitarra e voce), Alberto "El Guapo" Bollati (basso e voce) e Corrado "C.C. Nail" Ciceri (batteria e cori).
La Gatti Promotion ha inviato alla nostra redazione non un semplice promo, ma il digipack completo del CD. Molto professionale, rappresenta in copertina i calchi delle zampe di tre animali (due mammiferi ed un rettile, a quanto pare). Il digipack contiene le foto dei musicisti, in pose da veri rocker. Il libretto invece, di dodici facciate, include tutti i testi, altre foto, ringraziamenti e contatti.
Bando alle ciance, comunque, e passiamo subito alla recensione del CD.
Si parte con "Like A Sinner". Su una ritmica possente e decisa, ecco dipanarsi una melodia raffinata, tutta giocata sull'abilità vocale del cantante. Abilità e raffinatezza presenti anche nei cori e nelle seconde voci, sempre ben realizzate. Davvero valida come opener, "Like A Sinner" si distingue per un arrangiamento relativamente complesso, ma che non dimentica nè l'impatto, nè l'immediatezza. Molto bello l'assolo di chitarra, vagamente alla Steve Vai. Presente anche un assolo d'organo dell'ospite Nicolò Fragile (Gotthard), stilisticamente memore di certo hard rock. Potenti e validi, i wine Spirit piazzano subito un bel colpo, che fa ben sperare nella prosecuzione del CD.
"Ink A Deal (Nothing's Real)" è un'altra gran bella canzone, sostenuta da un riffing di chitarra ficcante ma mai eccessivamente prepotente. Sul lavoro della chitarra, il cantante dà vita ad una melodia appassionante, interpretata con grinta e passione. Come al solito, molto buoni i cori, che in questa occasioni mi hanno portato in mente i King's X. L'hard rock/heavy metal del trio non nasconde influenze progressive, che rendono più gustosa la proposta.
Un gran riff alla Motörhead apre la cavalcata "You'll Be Mine". La canzone prende poi una strada diversa, ma il tiro è davvero tanto. Peccato solo che la produzione non sia eccessivamente potente, perchè un brano così spacca sul serio! Echi di Van Halen condiscono una canzone heavy fino al midollo: è impossibile ascoltare "You'll Be Mine" senza slogarsi il collo a furia di rotearlo. Grintosa ed appassionante: questo è heavy metal!
"The Underachiever" avanza con un ritmo non velocissimo, ma carico di groove. La canzone mi ricorda qualcosa dei Deep Purple periodo Coverdale misto King's X (sempre per gli arrangiamenti vocali e per alcuni indizi prog), con una spruzzatina di Black Sabbath. Poi il brano diventa più veloce, con un lavoro pazzesco degli strumentisti, in grado di trattare la musica a loro piacimento, con scioltezza e grinta. Gli arrangiamenti, che mettono sempre l'impatto in primo piano, non trascurano mai la complessità, cosa che rende la musica dei Wine Spirit stratificata ed interessante anche dopo diversi ascolti. La melodia, poi, viene trattata dal trio con perizia, con lo sguardo costantemente rivolto al hard rock e al metal dei tempi che furono.
"Fist In Darkness" è caratterizzata da una buona agilità, che si fa ancora più evidente nel ritornello, liscio come l'olio e di facile presa. I Wine Spirit danno prova, nel corso del CD, di un eclettismo incredibile. Non c'è una traccia che sia uguale all'altra, sia come impatto che come aspetto. Al tempo stesso, però, il suono del gruppo è coerente e facilmente distinguibile. I musicisti sono dei mostri, impeccabili e superprofessionali in ogni dettaglio. E in più sanno comunicare sensazioni, grazie ad un songwriting perfetto, pur se un po' nostalgico. Ma la buona musica non ha età, si sa.
"Digital Jail" è una buona prova di heavy metal oscuro ed arrabbiato. Il registro alto del cantante è furioso, mentre il lavoro della chitarra è sudato e sincero. Forse molto potrebbero rimproverare al trio di dar vita a poche melodie memorabili, o di accostare passaggi aggressivi e grezzi a melodie fin troppo raffinate. Io credo che la loro proposta vada presa così com'è, nel bene e nel male. E godersi gli accostamente azzardati, tipo il coretto angelico a metà canzone, subito interrotto dal ritorno del cattivissimo tema principale. Gran finale.
"It Ain't Easy" è una gradita ballata, carica di pathos. Piazzata al punto giusto del CD, ci regala una bella prova vocale non estrema. Davvero bella, non sfigurerebbe in un album rock degli anni passati: l'uso degli archi dona al tutto un aspetto vagamente retrò. Se al posto del breve passaggio con la chitarra acustica avessero inserito una sezione di sitar, "It Ain't Easy" non avrebbe sfigurato in uno degli ultimi lavori dei Beatles, eheh! Ovviamente, la mia è una provocazione: produzione e suono sono assolutamente moderni, ed il registro acuto del cantante nelle battute finali e l'assolo conclusivo sono tipicamente hard rock. Però "It Ain't Easy" è un altro esempio della capacità dei Wine Spirit di rimescolare le carte.
"Behind The Eight Ball", con i suoi interventi di organo, mescola pesanti influenze progressive ad una struttura heavy metal/hard rock di gran livello. Canzone difficile, ma capace di prendere, racchiude in sè la tutto il segreto della grande duttilità di questo trio. La strofa è piuttosto contenuta, mentre il ritornello è veloce. La sezione strumentale centrale è invece decisamente prog, con la sua ritmica spezzettata. Le influenze sono come al solito varie e tutte mescolate fra di loro, ed enumerarle sarebbe veramente complesso. La cosa prodigiosa è però la capacità dei tre di dare al tutto un sound coerente.
Sfacciata e adrenalinica, "Hanky Panky" ha radici rock'n'roll appesantite all'ennesima potenza. Echi della band di David Lee Roth o dei Van Halen vengono riprodotti con l'irruenza dei Motorhead e la raffinatezza dei Mr. Big (grande lavoro del basso). I nomi che ho citato, tra l'altro, compaiono nella mente dell'ascoltatore per tutta la durata del CD (assieme a quelli di altre diecimila band, tra cui Racer X e così via). Un brano di grande impatto, che riconicilia con la vita!
"Riding High" è un'altra prova di valore, dall'arrangiamento perfetto ed arzigogolato. Non velocissima, è però ricca di spunti e lascia a bocca aperta ad ogni ascolto. Spende altre parole sarebbe inutile, perchè andrei a ripetere quanto ho scritto prima. Quello che conta è il valore assoluto della composizione, che aggiunge un altro tassello prezioso ad un disco pressochè perfetto.
"The Greedy King" è una canzone intensa e drammatica, lenta e valida. A metà strada tra Dio e i Judas Priest, "The Greedy King" prende come al solito una sua strada personale, indipendente da una auctoritas particolare, ma con alle spalle tutto il peso di una tradizione pesante lunga decenni. Bella e possente, vibra di sensazioni quasi perdute nei dischi odierni, ma che i Wine Spirit riescono a far rivivere.
Cosa aggiungere, a conclusione di questa recensione? "Three Of A Kind" è un disco da amare ed apprezzare ad ogni ascolto. E' bello, davvero bello. Certo, i Wine Spirit non hanno perso quella loro tendenza a recuperare sonorità e stilemi retrò, e a volte certe melodie o certi riff sanno di già sentito. Ma quanto sono geniali gli arrangiamenti, e quanta emozione suscitano certe canzoni? Ora, è così difficile essere originali ai giorni nostri. E lo è ancora di più quando ci si vuole esprimere attraverso un linguaggio musicale con possenti radici storiche. I Wine Spirit sono riusciti, a mio avviso, a dar vita ad un disco difficile e al tempo stesso godibile sin dal primo ascolto, capace di stuzzicare il cervello ed anche il cuore. Ma la cosa più prodigiosa di questo trio è il fatto di essere davvero credibile in questa veste, e di essere migliorato rispetto al passato, come se si trattasse di una band alle prime armi. Epigoni di un certo modo di intendere l'hard rock e l'heavy metal, proseguono per la loro strada lastricata di passione e di qualità. E convincono, convincono sul serio. Secondo me, altri gruppi dovrebbero seguire la loro strada, perchè dischi come "Three Of A Kind" ci dimostrano come questo linguaggio musicale abbia ancora molto da dire.
Un gran disco: da avere, da ascoltare, da amare.
Hellvis - voto: 9

SALTI IN ARIA
Signore e Signori, diamo il bentornato ad una grande hard rock band italiana. Con “Three Of A Kind” i Wine Spirit ci riportano indietro negli anni, con melodie e riff d’altri tempi. Undici brani, per undici nuove emozioni.
Il Conte (chitarre e voce), El Guapo (basso e voce) e C.C. Nail (batteria e voce) tornano sulla cresta dell’onda con un lavoro ben fatto e carico di energia. Molto hard rock tirato e una splendida eccezione, una ballad da brivido: “It ain’t easy”, settima traccia del disco.
Terzo album in dodici anni di carriera, in cui ogni brano recita una parte da protagonista. Non una traccia banale, a dimostrazione di quanto ricercato sia il loro stile. Continue scariche elettriche e bombardamenti sonori, graffianti storie raccontate a ritmo incalzante. “Like a sinner”, “The underarchiever”, “You’ll be mine” sono solo tre esempi che dimostrano quanto ci si senta circondati e attaccati da un esercito di note adrenaliniche, dalle quali scampo non si riesce a trovare. Sin dall’inizio del disco è ben chiara la capacità della band di spaziare dal heavy metal più spinto al rock melodico, con un’interpretazione regalataci da Il Conte di assoluto valore. Il cantante spinge fuori dalla gola le sue corde vocali, per poi farle riposare di tanto in tanto.
Mai deludenti, live o album che sia, nei tanti anni di storia, il trio milanese si conferma ad alto livello in questo disco. I tanti fan possono stare tranquilli, la coerenza non è certo merce rara nel bagaglio dei Wine Spirit.
Un cd da ascoltare e riascoltare, non per capirlo, ma per cercare la forza di non ascoltarlo più. Ardua intenzione, in quanto difficilmente la custodia si riapproprierà del disco, caduto ormai prigioniero del vostro lettore Cd.
Eugenio Iannetta

TRUE METAL
Il 25 ottobre 2008 è venuto alla luce il terzo prodotto discografico (se si esclude il “demo” del 1999) del combo lombardo, che torna alla ribalta più agguerrito che mai dopo i suoi lavori precedenti, ovvero “Bombs Away” (2001) e “Fire in the Hole” (2004).
La confezione, in cartone patinato pieghevole di colore marrone scuro, presenta sulla copertina un originale artwork recante 3 tavolette con altrettante impronte di animali e, all’interno, il libretto con le liriche e le foto della band.
La line-up, nell’arco di dodici anni di onorata carriera all’insegna del coraggio e della coerenza, si è mantenuta inalterata, così come la voglia di spaccare che anima questo inossidabile trio:
Si aprono le danze con LIKE A SINNER, che esordisce in modo sfavillante evidenziando, da subito, quelli che saranno i contenuti essenziali dell’album: potenza, agilità e ritmo, nel segno di un Hard & Heavy nudo e crudo, che in questo caso si presenta arricchito da uno stile collocabile a metà fra Iron Maiden e Van Halen. Su una robusta trama di riff incalzanti, in linea con la tradizione Metal, spicca il sorprendente botta e risposta di acuti vocali che concorre a imprimere il marchio “Wine Spirit” su questo esordio mozzafiato. Il secondo brano è INK A DEAL, le cui liriche si pongono come un polemico riferimento ai contratti e alle promesse non mantenute: “Don’t esitate, sign your future…”.
Qualcuno potrà sicuramente riconoscersi in questa tematica… Volutamente rabbioso, il pezzo si regge su un cupo riff che ricorda lo stile di Zakk Wylde, ed esprime, nel suo complesso, una buona dose di grinta e sofferenza. YOU’LL BE MINE si apre con un altro riffone di puro Metal seguito da un urlo strepitoso, per poi esplodere in una vera e propria cavalcata, densa di ritmo, con doppia cassa sparata a manetta in piena sintonia con le possenti note del basso. I tipici nitriti della chitarra recano il trademark del Conte, il quale si produce in un assolo che ricorda un pochino, nell’esecuzione, quello pirotecnico di Damned Clockstroke, mentre il Guapo si scatena nei suoi acuti.
THE UNDERACHIEVER, all’inizio, ha un tempo cadenzato, alla Black Label Society, quindi si giustifica l’apporto del timbro abrasivo di Corrado, sorretto da cori di accompagnamento più puliti. Successivamente il brano si rivela ben più vario e ricco di spunti interessanti, trasformandosi grazie a improvvisi cambi di ritmo, per poi tornare al motivo iniziale, fino al momento della chiusura, molto originale e suggestiva, con un vocalizzo che tiene la nota a lungo…
FIST IN DARKNESS esordisce con riff volutamente sporchi e graffianti, che introducono la melodia del ritornello, di presa assai immediata. Le parti vocali risultano equamente divise tra le ugole di Conte e Guapo, sostenute entrambe da chitarre sapientemente equilibrate, anch’esse di facile presa. La chiusura è brusca.
DIGITAL JAIL presenta una trama chitarristica tanto grintosa quanto orecchiabile, con urli spinti fino al limite, in un’atmosfera piuttosto cupa e rabbiosa; nella parte centrale, tuttavia, si può intravedere uno spiraglio di luce e di ottimismo, grazie a cori sublimi e ad arpeggi angelici. Ma è solo un momento: infatti, dopo questo time-out di illusoria beatitudine, si ritorna subito a galoppare sulle sonorità tipicamente W.S., fino alla fine della canzone, condita da vivaci e raffinate scale della sei corde.
Giunti alla traccia n. 7, si può tirare il fiato e godersi la splendida IT AIN’T EASY, autentica ballad di stampo Hard Rock, che si apre con un refrain orecchiabile e penetrante, di quelli che ti entrano subito nel cervello; il cantato, rispetto al resto dell’album, qui è morbido e suadente, persino nelle ottave più acute. La ballata è molto ben strutturata, con due assoli di chitarra (il primo acustico, il secondo elettrico) che si alternano nella parte centrale, e nel suo complesso tutto il brano risulta quanto mai gradevole ed equilibrato, grazie anche al discreto intervento del pianoforte di Nicolò Fragile (Gotthard) e, soprattutto, agli arrangiamenti di gran classe: non ho alcuna difficoltà ad affermare che, se ricorressero diverse e favorevoli circostanze “spazio-temporali”, questa canzone sarebbe un successo planetario. Dopo questo mirabile abbandono alle melodie sognanti, il risveglio ci riporta alla dura realtà con BEHIND THE EIGHT BALL, che parte con un timing molto tirato impresso da basso e batteria, sul quale si lanciano con grande agilità le note di chitarra. L’assolo della parte centrale è molto vivace, con picchi acuti, mentre il motore ritmico si produce in continui stacchi in controtempo che conferiscono peculiarità all’episodio.
Si continua con HANKY PANKY, ripescata – per così dire – dal “demo” datato 1996: un’esplosione di puro Rock and Roll senza fronzoli, scanzonato e aggressivo al punto giusto: una canzone da “street band” insomma, destinata per tale motivo a dare tanta soddisfazione in ambito live. RIDING HIGH incomincia con un basso alquanto virtuoso, direi quasi alla Marcel Jacob, accompagnato da una chitarra un po’ aspra e da un cantato che ricorda lo stile dei Van Halen dell’era Sammy Hagar (soprattutto per la timbrica ruvida del Guapo); l’assolo spicca per la tipica personalizzazione (alla Conte, per intenderci), di grande tecnica e raffinatezza, con lo spessore di suono e le caratteristiche digressioni “equine” che da sempre ne contraddistinguono lo stile.
Arriviamo all’ultimo capitolo: THE GREEDY KING è un mid-tempo di reminescenza epica, un po’ sabbathiano per il suo sound, crepuscolare e pomposo; il testo è denso di storia e parla della triste fine dell’Ordine dei Templari, avvenuta per mano di Filippo IV di Francia con l’appoggio del Papato. Anche l’aspro vocione di Corrado qui ha modo di farsi sentire nei cori. Per la costruzione, per l’incisività del ritornello e per la solennità dei suoni, avuti presenti i gusti di chi scrive, si tratta del momento migliore del disco (a parte il discorso riguardante la ballad, che esula però dal contesto generale, più prettamente “Heavy oriented”).
Dopo l’ascolto del CD si può tranquillamente affermare che i Wine Spirit sono tornati, trascorsi quattro anni di silenzio… solo discografico, per fortuna, giacché i nostri eroi, in questo lasso di tempo, hanno continuato a far tremare le assi dei palchi per la gioia degli appassionati di questo genere. Sono tornati presentando un prodotto coerente con il loro stile, quantomai fedele alla loro tradizione e frutto delle loro radici, della loro cultura, del loro Credo, ribadendo – se mai ce ne fosse bisogno, per chi li conosce – la loro incrollabile affezione a un genere che, forse, non sta attraversando il miglior periodo della sua storia.
Volendo trovare uno slogan a questo album, mi verrebbe da pensare a “La rabbia e l’orgoglio”, prendendo in prestito il titolo di un famoso best seller. La rabbia traspare da ogni nota, dal ritmo serrato dei brani, ma soprattutto dalle tonalità delle parti vocali, sempre tirate a manetta. L’orgoglio si avverte dall’intensità di ogni traccia, soprattutto dalla profondità delle liriche, come se i musicisti volessero dirci: “Hey ragazzi, il mondo sta cambiando (in peggio?), ma noi siamo ancora qui, con la stessa voglia di sempre!”.
Un solo ascolto non è, comunque, a mio avviso sufficiente per cogliere appieno tutte le sfumature e i dettagli che si celano fra le righe del pentagramma: infatti la prima volta si potrebbe avvertire la sensazione di essere di fronte a un disco piuttosto omogeneo, per quelle voci un po’ troppo “urlate”, per quel tiro costantemente veloce e grintoso, per quegli assoli così sparati e graffianti… Tuttavia, man mano che la musica si fa strada attraverso le trombe di Eustachio, raggiungendo le zone più profonde della nostra sensibilità, scopriamo che c’è dell’altro, e riusciamo ad apprezzare tutta quella versatilità che sfugge al primo ascolto: il raggio della nostra visuale si apre e, a quel punto, ogni canzone rivela una maggiore varietà di contenuti e di temi. Pur nell’omogeneità dello stile (Proud to be loud, tanto per essere chiari), in ogni brano emergono molteplici sfaccettature che impreziosiscono il prodotto nel suo complesso, rendendolo più ricco ed eterogeneo, e il giudizio finale, pertanto, non può che essere positivo.
In definitiva si può affermare che i Wine Spirit si confermano una significativa realtà nel panorama musicale italiano, confezionando un bel disco di grande spessore, che – rispetto ai precedenti album – finalmente può vantare, oltre alla indiscutibile qualità del contenuto musicale in sé, anche una produzione di ottimo livello.
Marcello Catozzi - 82/100

METAL HAMMER
V'è stato un periodo in cui i Wine Spirit simboleggiavano la valenza del "prezzemolo" nel ristretto assortimento geografico che la nostra penisola ha destinato al rock. Qualora non suonassero in qualche festival di grosso calibro o su palchi dalle improbabili dimensioni, era comunque facile imbattersi in C.C. Nail oppure nelle vistose capigliature del Conte o del Guapo sotto lo stage di qualsiasi happening-club fresco di rocciosi decibel. Quel periodo, in verità, perdura tuttora, e diverrà più intenso con l'uscita di 'Three Of A Kind', il terzo (finora) lavoro per una serie di altrettante label.
Un essenziale power-trio che scarica una nuova colata di cemento, ferri e catrame, la stessa lega che andrebbe utilizzata per congiungere il Regno Unito agli Stati Uniti e scorazzare sulla New Highway 66(6) con pendenza bipolare. Lecito, anzi, obbligatorio attendersi una nuova collezione hard'n'roll dove metodo, armonia e potenza formano un corpo unico e dove gli arti divengono protesi anti-rigetto del daffare di Van Halen (You'll Be Mine'), Montrose ('Hanky Panky'), Who ('It Ain't Easy') e quintali di escrescenze memori dei Deep Purple come di certo pre-stoner d'iscrizione lisergica ('The Greedy King'), aiutate da legnacee divagazioni alla ZZ Top ('The Underachiever') e fomentate dal demone blues in veste di supremo sorvegliante. Nonostante la sottintesa bravura del terzetto abbia affiancato, tra i molti, anche Samuele Bersani e Paola Turci,  privata dei milanesi Wine Spirit l'Itali(ett)a si trasformerebbe in una mosca bianca del fondamentalismo Sanremese.

Filippo Pagani

ROCK ACTION
Registrare con la passione di una volta. Suonare con potenza ed eleganza un Hard Rock piacevolmente retrò. Questa la missione di un combo italiano formato da tre musicisti davvero eccezionali. I Wine Spirit, con “Three of a Kind”, danno vita ad un lavoro davvero ben costruito e con una spina dorsale ben definita (cosa che oggi non accade poi tanto spesso spesso). La formazione italiana dà l’impressione di saper cogliere l’importanza di un buon singolo piazzato al posto giusto (le melodie di Ink a Deal catturano al primo ascolto) non dimenticando nel complesso di fornire un’anima ad un lavoro che sicuramente supererà a pieni voti la prova del tempo.
Il gruppo nasce agli inizi del 1996, unendo le forze di tre musicisti attivi da molti anni nell'area milanese che riscoprono assieme la forza di vecchi classici delle ultime due decadi (Van Halen, Deep Purple, Motörhead e Black Sabbath influenzano piacevolmente lo stile e l’atteggiamento della band). I trascinanti live-shows che seguono la pubblicazione dei loro dischi rappresentano un momento di assoluta celebrazione del rock più sanguigno, intenso e viscerale.
La devastante carica rock non si esaurisce nell’esperienza live; You’ll be Mine vive di accelerazioni repentine e di riff chitarristici fulminanti, coinvolgendo l’ascoltatore (che viene catapultato in maniera naturale in un Hard Rock d’annata di cui sembrava essersi persa ogni traccia).
L’intenzione evidente di sottolineare le doti di questo power trio, prendendo in esame le buone qualità che dimostra nel complesso, non è affatto casuale. Sebbene i tre elementi mostrino assolute ed indiscusse doti che si distinguono sicuramente al di sopra della media dei musicisti che affollano l’attuale scena musicale (la chitarra brucia note con un eleganza disarmante mentre la voce si presenta con un estensione e una potenza che travolge) la vera fortuna di “Three of a Kind” si può riconoscere nell’unità di intenti che mostra il trio suonando assieme.
Il disco alla fine risulta davvero un calderone di idee molto originali. Ogni traccia vive di vita propria ma si incastra in un progetto che non annoia assolutamente (le idee che trasudano dal Rock sanguigno di ogni brano potrebbero fare le fortune di molte band per la registrazione di interi dischi). Da avere assolutamente. Siamo ora curiosi di ammirare la trasposizione live di tracce come Fist in Darkness, dal sapore Heavy ma con una deliziosa e meticolosa riuscita immediata.
Enrico Maniero

BABYLON MAGAZINE
"
Sono anni che i Wine Spirit infiammano i palchi, con performance mirabolanti e concerti infuocati, grazie ad uno talento musicale smisurato. Ai Nostri mancava solo la consacrazione di compositori, dopo due studio album è arrivato il momento di cogliere plausi ed il meritato successo. "Three Of A Kind" rappresenta l'album della maturazione compiuta. I Wine Spirit di oggi sono una band che ha fatto il salto di qualità, scrivendo ed arrangiando undici brani favolosi di metal melodico. Nei Racer X, Mr. Big e Riot, possiamo trovare in questi gruppi americani spunti in comune con i Wine Spirit. Complimenti per l'ottima prova del Conte e del Gaupo, per gli intrecci e gli arrangiamenti vocali, che valorizzano il songwriting di "Three Of A Kind". Non vi è traccia, nel nuovo album, che non sia suonata con quel tasso di spettacolarità che contraddistingue il trio italiano. Per questa caratterista, i Wine Spirit fanno la differenza con molti gruppi, anche tra i più quotati. A ogni brano sale l'attesa di sentire l'assolo di chitarra del Conte, sempre ineccepibile per tecnica e fantasia. Grazie ad una produzione asciutta ma avvolgente, i suoni esaltano il ruolo spietato delle canzoni che, esclusa la ballad "It Ain't Easy", non lasciano un attimo di respiro.
Killer Album"
Stefano Giacometti

COMO METAL
Ecco qui il comeback discografico dei rockers milanesi Wine Spirit, che mancavano all’appuntamento oramai da quattro anni. E che ritorno!!! Quaranta minuti abbondanti di sano ed onesto Hard ‘n’Heavy che affonda le sue radici negli USA e negli anni ’80, suonatocon grande perizia tecnica, entusiasmo ed energia!
Sin dall’opener "Like a Sinner" si capisce che il power trio non scherza, regalandoci una potente cavalcata metal che da la giusta botta d’adrenalina per continuare l’ascolto: "Ink a Deal" ha melodie più aperte, quasi a sfiorare certi cliches classic metal, ma si ritorna con i pezzi tirati con "You’ll Be Mine", che a tratti, mi ha ricordato i MR. Big dei vecchi tempi.
La produzione è ottima, affidata a Niccolò Fragile (Gotthard) e dà risalto alle caratteristiche del terzetto, bilanciando bene i suoni e conferendo all’intero lavoro un tiro eccezionale.
L’impressione generale è che i Wine Spirit, oltre a colpire il cuore e i “coglioni” con il loro sound energico e vitale, vogliano far capire al mondo che sono fior di musicisti, ed infatti se si presta orecchio con minuziosa attenzione, si noteranno passaggi e sfumature di tecnica musicale davvero pregevole.
Continuando l’ascolto abbiamo altri due pezzi tirati come "Hanky Panky" e l’anthemica, molto “Metal ‘80” "Fist in Darkness" che, a mio modesto parere, farà sfracelli in sede live. C’è tempo anche per una Power Ballad, come tradizione vuole, ma la qui presente "It’Ain’t Easy" non ha lo scopo di essere un riempitivo, ma ha melodie azzeccate ed anche la voce del Conte è spettacolare e calda come non mai.
La chiusura è affidata a "Greedy King", una trionfale metal song, dal taglio molto epico, che mi ha ricordato lo stile di Ronnie James Dio ed è la degna conclusione di un ottimo lavoro, che non porterà innovazioni nel panorama metal, ma è suonato in maniera ottimale e coinvolgente e che non si eclisserà dopo pochi ascolti.
Un ultimo consiglio: andate a vedere i Wine Spirit dal vivo e vi assicuro che non ve ne pentirete!

IlBarbarossa

HOLYMETAL.IT
Potenza, melodia e buona preparazione tecnica, sono questi i tre ingredienti principali che condiscono il sound Hard 'n' Heavy dei lombardi Wine Spirit, giunti al terzo full lenght col freschissimo "Three of a kind".
Per tranquillizzare chi li conosce da tempo, bisogna dire che nulla è cambiato nel trademark della band, ovvero pezzi semplici ma mai banali, accresciuti da riffs e solos infuocati e dalla personale voce del "Conte" Demurtas, quindi non mancano i soliti riferimenti Motorhediani nei pezzi più tirati tipo la speed song "You'll be mine" oppure giri più "americani" e maliziosi come nella traccia "Digital jail".
Dicevo mai banali ma soprattutto mai noiosi, non fossilizzandosi mai su un singolo schema metrico riuscito ma, cercando sempre la qualità in ogni singolo brano, esempio lampante ne è la splendida ballata "It ain't easy", con i suoi accordi acustici e un azzeccatissimo intermezzo di pianoforte.
Il disco in questione è zeppo di anthem che, eseguiti in sede live, vanno ad accrescere il potenziale, già esplosivo on stage, dell'act nostrano, infatti sembrano scritte apposta per questo scopo l'opener "Like a sinner", oppure la rockeggiante "Hanky Panky".
Per comprendere meglio questo trio di die-hard rockers basta dare un' occhiata al titolo, molto esplicativo per quanto riguarda la coesione tra i membri del gruppo che, come al solito sembrano trovarsi a meraviglia, essendo appunto "Tre della stessa pasta", fate caso alla solidissima sezione ritmica capitanata dal tonante C.C. Nail e dal pulsante basso del "Guapo", il quale ha dalla sua anche una buonissima dote vocale, specie se accostata a quella di Demurtas.
In definitiva una band veramente propositiva e qualitativamente elevata per un genere che non sempre è frequentato da musicisti provetti, confido caldamente negli Wine Spirit, e, seguendoli dal primo "Bombs away", devo ammettere che il gruppo non ha ancora concesso un passaggio a vuoto, anzi si sta confermando pienamente col nuovo "Three of a kind", speriamo anzi che riescano a ritagliarsi maggior visibilità nell'ambiente, dato che se la meriterebbero appieno.
Alessio Aondio

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Tornano per la terza volta sul mercato i nostrani Wine Spirit, autori già in passato di ottimi lavori di hard rock d’annata. ‘Three Of A Kind’ non cambia di certo le carte in tavola presentandosi in una splendida edizione digipack e con una produzione davvero esemplare curata da Niccolò Fragile (Gotthard) che tra l’altro compare in veste di guest su addirittura tre episodi. Classica formazione a tre, oltre dieci di carriera alle spalle e un palmares di esperienze musicali da session professionisti (Samuele Bersani, Paola Turci, Banco…) si trasmutano in un CD di sanguigno e viscerale hard rock anni ’80, sulla scia di gente come Van Halen, Kiss e primi Judas Priest. Il tutto avviene nel più classico (musicalmente parlando) dei modi, ovvero seguendo alcuni accorgimenti oramai rodati come l’uso consistente di cori e refrain melodici subito assimilabili. Il resto lo fanno delle capacità tecniche davvero accentuate e un guitar work da manuale, soprattutto in fase solista. Tre anime rock che si gettano dunque a capofitto nella stesura di un disco dannatamente riuscito e ricco di riferimenti classici, in cui tutto si traduce fondamentalmente in passione e amore per il periodo degli ’80. Detto questo, i pezzi di ‘Three Of A Kind’ fanno il loro sporco lavoro sin dalle prime battute, giocando molto su costruzioni metriche mai banali e su linee vocali sempre molto agguerrite. Un prodotto in linea con quanto proposto dai nostri in passato dunque, anche se qui l’esperienza accumulata nel corso degli anni e una produzione superiore attestano ai Wine Spirit un livello qualitativo davvero invidiabile.
Maurizio Gabelli

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Gli italiani Wine Spirit nascono come band nel 1996. Nel corso di questi anni hanno pubblicato una demo nel 1999 “DEMO 99” e due album “BOMBS AWAY” - Perris 2001 e “FIRE IN THE HOLE” per la Sacred Metal nel 2004.
Three Of A Kind è il primo lavoro di questo trio che ho per le orecchie e l'impressione avuta ascoltandoli è quella di un sound tipico degli anni '80 e '90: molto di mio gusto. Le prime tracce sono un bel mix di hard rock e heavy metal nella loro forma più classica con richiami a mostri sacri del rock come Anthrax e Suicidal Tendencies (You'll Be Mine, Behind The Eight Ball)o agli Europe nella ballad da “uomini duri” (It Ain't Easy).Unica nota stonata a mio avviso sono alcune forzature nelle linee vocali (Hanky Panky e Digital Jail).
In definitiva un album con buoni contenuti, forse non originalissimo, ma con diversi pezzi che giustificano l'acquisto del cd; tra questi segnalo la “Metallosa” “The underachiever”, la più classica “Fist In The Darkness” e la già citata “You'll Be Mine”.
Dario Papa

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